“FRANZO”…hai già imparato le ninnananne?

di Maic Perani

Nell’annata in corso, ormai prossima alla fase “cruciale” dei play off, lontani solo qualche partita, e dai quali uscirà la squadra “eletta” a salire in Superlega, in casa Olimpia le novità sono state molte. Una di queste, non certamente la più interessante in assoluto, mi rendo conto, ma che spero vi abbia tenuto compagnia, sono le interviste ai giocatori: un piacevole appuntamento che, da quest’anno, mi coinvolge in prima persona.


La novità più bella, però, riguarda il giocatore “di turno”, per la mia periodica chiacchierata. Di cosa si tratta? Davvero non lo sapete? Allora ve lo ribadisco qui: Andrea Franzoni, uno dei nostri uomini simbolo non solo per anni di militanza ma anche per spirito di squadra e di appartenenza, è diventato papà. Non potevamo non aspettare il lieto evento per poterlo interpellare, ed ecco quindi che Franzo è l’ultimo, in ordine cronologico ma non certo di importanza, tra i giocatori a sottoporsi alle mie “bizzarrie”. Ovviamente, si parte proprio dalla nascita di Sofia…

Non serve neppure una domanda specifica…
(Il volto di Andrea si illumina di un sorriso da incorniciare e i suoi occhi brillano d’amore) Non posso non definirlo il giorno più bello della mia vita.

Anche perché, a quanto ne so, è arrivato in modo quasi “inaspettato”, nel senso che la signorina ha giocato d’anticipo…
Il termine era previsto per il 19 febbraio ma durante una delle ultime visite programmate, nel giorno di San Valentino, l’ostetrica ci ha detto che c’era la necessità di indurre il parto a causa di alcuni valori “anomali” in un esame della mia compagna (Federica, nda) e che quindi, sostanzialmente, ci saremmo dovuti preparare a far nascere Sofia qualche giorno prima. La cosa ci ha un po’ spiazzato, non avevamo nemmeno con noi il necessaire con le tutine e il resto dell’occorrente. Essendo poi il primo figlio, i tempi si sarebbero potuti dilatare un po’. In realtà, Federica è stata molto veloce, tanto che mi ha chiamato mentre ero in pizzeria: mi ero concesso un attimo di pausa per uno spuntino…

Quindi parto naturale? Te lo chiedo perché sono un po’ “spettatore interessato”: oltre che papà di due bambini, sono figlio di una puericultrice con quasi 40 anni di servizio in quel di Alzano…
Sofia è nata proprio ad Alzano e ci siamo trovati benissimo. Avevo già avuto ottime referenze, anche da Hoogendoorn, e non posso che confermare. La struttura effettivamente è un po’ vecchiotta, ma il personale è veramente preparatissimo e, aspetto da non sottovalutare, sono tutti estremamente gentili e disponibili. In una situazione come la nostra, di coppia giovane e al primo figlio, addirittura con qualche giorno di anticipo, l’atmosfera quasi “intima” e familiare del reparto è stata davvero un toccasana per poter affrontare e superare tutti i dubbi e le piccole insicurezze del percorso.

E con il cambio pannolini come vai?
Insomma, qualcuno l’ho cambiato però è difficile. Soprattutto all’inizio, anche per il fatto del cordone ombelicale che si deve staccare, avevo un sacco di timore. Questo corpicino piccolo, gracile tra le mani quasi si ha la paura di “romperlo”. Poi anche in occasione del primo bagnetto c’era un po’ di paura: Sofia non ha per niente gradito l’impatto con l’acqua, forse anche a causa della temperatura però alla fine ce la siamo cavata. Sul piano delle emozioni ogni singolo gesto, ogni singolo attimo è una piacevolissima scoperta.

Pappa e sonno?
Mangia molto di gusto. Federica ha avuto latte naturale da subito e questo è un bene. Glissiamo sul sonno, in qualche occasione io dormo sul divano. Anche se Fede è davvero bravissima e fa di tutto per farmi riposare nel migliore dei modi.

Una meravigliosa avventura, ma che come tutti i viaggi può presentare qualche piccola “deviazione” sul percorso. Quando è iniziata la vostra storia?
Ormai sono sei anni che ci conosciamo e da tre conviviamo qui a Bergamo

Lei è bergamasca?
No, è di Cagliari. L’avevo conosciuta durante la stagione in cui ho giocato in Sardegna, è da lì è iniziato tutto. Con qualche logica difficoltà iniziale dovuta alla distanza, fino a quando ha deciso di seguirmi. Non è stato facile per lei, specie il distacco dalla famiglia. Adesso, poi, con l’arrivo della bimba anche la lontananza dai suoi genitori si fa un po’ sentire. Per fortuna gli aeroporti di Bergamo e di Elmas sono vicini alle rispettive case, e con meno di un’ora di volo le due città sono raggiungibili facilmente.

Almeno hai un “puntello” facile per le vacanze estive…
La nostra estate immancabilmente la trascorriamo là. Mi sono proprio affezionato all’isola e ai suoi abitanti, al clima, alla storia, alla cucina. Insomma, viva la Sardegna.

E Cagliari?
La consiglio vivamente perché è proprio una bella città, e in più ha qualche similitudine con Bergamo: una parte antica, che in questo caso è arroccata sul mare, ed è un vero gioiello. Inoltre c’è il Poetto (la spiaggia “cittadina” di Cagliari). Anche se, in zona, le spiagge meravigliose non mancano, da Chia a Cala Cipolla.

Se mi avessero detto che un giorno sarei finito a parlare di spiagge sarde con un bresciano non so se ci avrei creduto. Capitolo pallavolo…
Stiamo proseguendo quanto di buono fatto lo scorso anno, sia dal punto di vista sportivo che per quanto riguarda l’ambiente e lo spogliatoio. C’è un clima di serenità e di grande armonia fra noi, per amicizia e per unità di intenti. Non ci sono grosse differenze di età e nemmeno “gruppetti” magari per età o provenienza geografica.

Allora diciamolo, una volta per tutte: può esserci armonia anche in un gruppo di una squadra di Bergamo in cui gioca un bresciano, per di più tifoso juventino.
Possiamo anche andare d’accordo!!!(ride) Io poi sono un esempio di “meltin pot” e mia figlia, forse, ancora di più: papà bresciano, mamma cagliaritana e lei nata a Bergamo. Scherzi a parte, credo che da ogni cultura, in ognuno di coloro che incontri di qualsiasi provenienza geografica sia, ci sia un dono e una lezione da imparare. Penso a quanto siamo diversi noi lombardi dai sardi, in termini di espansività e apertura verso gli altri, ma poi penso alla realtà di tutti i giorni e credo che, alla fine dei conti, la differenza la fanno le persone, le loro azioni e i loro sentimenti. Non l’accento o la provenienza, no?

Alla fine, per essere un bresciano juventino, non sei neanche così un cattivo ragazzo come uno potrebbe pensare, Franzo!
Ovviamente, la frase finale è una battuta. Andrea è un gran bravo ragazzo e sarà un padre meraviglioso: ecco, l’unica cosa che mi manca da verificare è se sia vero che sia un pessimo cantante di karaoke, ma sono sicuro che a Sofia le ninnananne cantate dal papà piaceranno comunque.

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