Gemelli diversi

“Se io fossi il presidente” cantava Gianni Morandi. L’Olimpia, invece, ne ha formalmente uno, sostanzialmente due. Due metà di un unico cuore. Così uguali, cosi diversi: Nicola Caloni ed Angelo Agnelli, uniti nello sport come in tanti aspetti dell’universo imprenditoriale non avrebbero potuto affrontare separati un’intervista speciale. Che, per l’occasione, raddoppia.

Un bilancio di questa stagione?
NICOLA CALONI: Soddisfazione. E’ questa la prima parola che mi viene in mente. Il lavoro svolto in questi anni sta portando i frutti che speravamo, sia per quanto riguarda la prima squadra, sia per quanto riguarda i nostri giovani che sempre più si stanno appassionando a questo sport. L’ormai consolidata presenza da protagonisti nella Serie A2 sta trascinando l’entusiasmo dei ragazzi che si impegnano nelle squadre giovanili: il nostro futuro. Sono molto contento dei progressi che stiamo ottenendo, da tutti i punti di vista.

ANGELO AGNELLI: Facendo il bilancio, anche se il bilancio si fa quando cade l’ultima palla, sono soddisfatto. A livello sportivo credo che dopo due anni avere raggiunto un livello organizzativo così alto sia da pochi e questo vale per la serie A2 ma anche per tutto il settore dei giovani che cresce di quantità e qualità tutti gli anni. Rammarico è vedere che la città e il tessuto imprenditoriale non si avvicina a questo sport in grado invece di dare tantissimo, ma di questo ne parleremo meglio a fine stagione.

A livello imprenditoriale ma anche sportivo quanto conta la programmazione?
C: E’ fondamentale. Tutto parte da lì. Molti fattori determinano il successo, ma se si programma correttamente e se ci si mette il massimo impegno i risultati arrivano; è solo questione di tempo.

A: In entrambi i casi programmare è fondamentale ma non per questo non serve essere rapidi e lucidi per cambiare in corsa. L’impresa ti permette di programmare più sul lungo periodo mentre lo sport ti mette di fronte a un risultato tutte le settimane e i campionati durano da ottobre a maggio, quindi si deve programmare un po’ meno. Rischiando e navigando a vista.

Quando un’azienda,e per noi una società sportiva, si pone degli obiettivi è meglio essere realisti o “sognatori”?
C: Impossibile essere solo l’uno o solo l’altro. Tutto parte da un sogno e bisogna sempre ricordarlo, anche nei momenti difficili. Per realizzare i sogni, tuttavia, è necessario agire con concretezza, altrimenti non si giunge a nessun traguardo.

A: Essere realisti non per forza non significa sognare. Chi non sogna o non prova a vedere più in là dei numeri diventa prevedibile e in un mondo dove la concorrenza ti attacca ogni minuto questo è un grosso problema. Hai presente giocare una partita a carte scoperte? Ecco ogni tanto sognare ti può dare quel tocco di imprevedibilità per essere “diverso” e vincere.

E quali saranno gli obiettivi di Olimpia per il futuro,a medio e lungo termine?
C: Continuare un passo alla volta, come abbiamo sempre fatto. Solo così si arriva lontano.

A: Rimarco che guardare troppo lontano fa perdere gli obiettivi del breve quindi rispondo che prima dobbiamo finire una stagione che ci ha dato e ci sta dando tantissime soddisfazioni, ma anche tanti oneri. Quindi chiudere bene a livello sportivo e altrettanto a livello finanziario: ecco il vero obiettivo. Da lì, Nicola ed io, come abbiamo sempre fatto capiremo come programmare il nostro futuro.

Hai un giocatore preferito?
C: Preferisco pensare al gruppo, alla squadra nel suo insieme. Anche per questo prediligo il volley rispetto ad altri sport.

A: Voglio bene a tutti, e di tutti ho tanta stima. Sono bravissimi ragazzi, forse troppo e ogni tanto mi piace rimproverarli per quello. La mia più grande stima, per l’uomo che è diventato e che conosco ormai da anni, però è per Luca Innocenti. Questo ragazzo ha dentro davvero quella cosa in più che, se ha fiducia in se stesso, lo renderà un grande nel percorso sportivo che nella vita privata.

Nicola, la differenza tra una pentola,una padella e un tegame?
C: Da quando conosco Angelo, si: ho imparato la differenza. Ma da lui ho imparato anche molto molto altro….

Angelo la differenza tra un pallet EPAL e un CHEP? E tra un bilico e una motrice?
Ca va sans dire!

Qual è il tuo piatto preferito?
C: Scegliere un piatto in particolare mi risulta difficile: mi piace praticamente tutto (e, ahimé, si vede…). Il mio lavoro mi ha permesso di girare tutta Italia e di apprezzare la bontà e la varietà di moltissimi piatti tipici. Di solito scelgo sempre il piatto caratteristico del luogo in cui mi trovo e devo dire che molto difficilmente si rimane delusi. Perciò, se proprio devo rispondere, il piatto preferito e quello locale della zona, ovunque mi trovi.

A: I piatti non li ho mai mangiati. Ma se vuoi ti faccio due spaghettini al sugo rosso spadellati in padella, poi capisci il mio senso del mangiare.

E quello che ti ricorda “casa” e l’infanzia?
C: Pane burro e zucchero e mela grattugiata (sono vecchio, lo so…)

A: La pizza di nonna Maria e le pesche al forno di nonna Giannina.

Hai del tempo libero “per te”?
C: Assolutamente si. Poco, ma di gran qualità. Quando posso stacco da tutto e mi dedico a me stesso, spesso in compagnia delle persone speciali della mia vita. Traggo molto piacere dalle piccole cose.

A: Poco tempo libero, ma perché sono caratterialmente fatto così. Mi piace fare e costruire.

Il tuo viaggio ideale
C: Quello con la persona giusta, ovunque si vada.

A: Non importa una meta, appunto per questo partire senza aver deciso dove andare forse è il vero viaggio ideale. Oggi si tende a programmare troppo e si snatura l’essenza del vivere il viaggio come scoperta ed esperienza di culture nuove.

Il “luogo del cuore”? Un posto particolare (o anche non particolare) a cui sei molto affezionato o dove ti “rifugi” appena possibile
C: Creta, in Grecia. Un mio caro amico dei tempi della scuola anni fa si è trasferito con la moglie in questa splendida isola, cambiando vita. Appena posso vado nel loro piccolo, splendido albergo e faccio pace con il mondo. Lì trovo tranquillità, persone cordiali, natura stupenda. In altre parole tutto ciò che serve e niente di più: proprio come piace a me.

A: Vivo dove il mio bisnonno cento undici anni fa inizio la storia del gruppo Agnelli. Oggi è la mia casa dove amo trascorrere il tempo dove non lavoro. Più rifugio di questo credo non si possa volere.

C’è un imprenditore o una figura simile a cui ti ispiri?
C: Nessuno in particolare. Da molti, tuttavia, ho preso spunto e imparato tanto. Non può nascere tutto da sé stessi, perciò cerco sempre di cogliere il meglio dalle persone che incontro, che siano imprenditori o meno.

A: Gianni Agnelli, l’Avvocato

Ascolti musica?se si cosa ti piace?
C: La ascolto, mio malgrado, meno di quanto vorrei. Mi piacciono molti generi, ma sopra tutti adoro Vasco Rossi e Pink Floyd.

A: Ascolto musica mentre viaggio in auto quindi la radio mi fa sempre compagnia. Amo il rock perché mi da tanta carica e quando le poche volte posso non mi faccio mancare qualche concerto giusto…

Meglio il Made in Italy o si può anche “guardare all’estero”?(non solo per la tua impresa,anzi in generale)
C: Non ha senso parlare solo di Italia: il mondo non è più fatto di separazioni e pareti stagne. L’estero (ammesso che ancora abbia senso parlare di estero) è casa nostra, solo “un po’ più in là”. Rimango italiano orgogliosamente e più viaggio più mi rendo conto del nostro valore rispetto ad altri, ma questo non significa rimanere chiusi in sé stessi. Ogni popolo, ogni cultura ha dei valori interessanti da cui dobbiamo trarre insegnamento. Rimanere confinati nel proprio Paese significa impoverirsi, il che secondo me sarebbe assurdo.

A: Fino a che si riesce a produrre in Italia il “Made in Italy” è una garanzia davvero enorme che spesso il consumatore sottovaluta. È chiaro però che con i grossi problemi che ci sono (costo lavoro, tasse, costo energetico) non sempre si può lavorare producendo nel nostro paese. Questo è davvero un problema al quale diamo poco peso ma che nel breve renderà tutti più poveri ma soprattutto ci priverà di una identità che ci fa vanto nel mondo. Ma non si può nemmeno pensare di bloccare la globalizzazione. Servirebbero però controlli più serrati per chi spaccia come prodotto nazionale un prodotto che è solo assemblato in Italia.

A parte il bravissimo speaker, cosa ti piace delle partite casalinghe?
C: La risposta è scontata: il nostro splendido pubblico. La calorosa partecipazione dei nostri tifosi prima, durante e dopo la partita è uno spettacolo! Chiunque veda la nostra squadra al Palazzetto non può non rendersene conto. E poi, con uno speaker così…

A: Mi piace vedere la gente in campo alla fine di ogni partita vederli tra i giocatori perché in quel momento, a differenza di ciò che succede in altri ambiti, si riporta tutto a una parità sociale che è l’essenza dello sport.
Su questo la pallavolo a qualsiasi livello ha davvero tanto da insegnare alle discipline maggiori.

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