Lo speaker gentiluomo

Dedicare due pagine ad un fiume in piena come Maic Perani impone un’operazione simile a zippare – all’inverosimile – un file. Perché per una figura di tale spessore più che il classico inchiostro per raccontarne uno spaccato, ci sarebbe un solo consiglio da dare: ragazzi miei, conoscetelo.

E allora sì che vi renderete conto, anche soltanto al primo impatto, di quanto sappia fare la differenza. Nel contesto professionale, ma soprattutto sul piano umano. La proverbiale allegria, l’ironia mai fuori posto, l’immancabile sorriso spesso preludio d’idee sempre coinvolgenti. E poi, se avrete la fortuna di apprezzarlo anche solo per qualche minuto insieme a moglie e figli, sentirete battere forte quel cuore che si percepisce quando scalda il Palasport con la sua voce. Il tutto, naturalmente, elevato all’ennesima potenza.

Quando è scoccata la scintilla?
Sono sempre stato timido e molto riservato. E, per certi versi, lo sono ancora oggi. Al tempo stesso però ho sempre coltivato la vena dell’ironia e del gioco di parole. Con un amico sognavamo sempre, nei nostri discorsi, di dare libero sfogo a questa passione.

Ed ecco che entra già in scena Max Benzoni, “your man”…
Ebbene sì. Perché ci viene affidato un programma a Radio Loco, un’emittente di Clusone della quale proprio Max era direttore artistico e plenipotenziario per dare uno slancio, in fatto di voci e di idee.

Gli inizi?
Ho cominciato a prendere le misure con feste ed eventi vari. Poi un bel giorno…

Un bel giorno?
Quattro anni fa un impegno concomitante impedisce a Max d’essere presente al campionato italiano di mini enduro a Schilpario. Lui allora mi sceglie come sostituto e per me comincia un piacevolissimo percorso legato alle due ruote che mi porta, tra le varie esperienze, ad essere lo speaker del Mondiale di enduro e la gloriosa “cavalcata” delle Valli Bergamasche.

Di pari passo cresce anche il rapporto con Max…
Mi aiuta molto, mi insegna i trucchi. Ormai ci conosciamo da tempo ed è diventato il mio migliore amico. Quello che, agli esordi, mi ha fatto superare l’insicurezza e i vari scogli che si presentavano.

Come fai a trovare il giusto equilibrio senza peccare in termini di protagonismo?
Cerco sempre di fare ciò che mi piacerebbe sentire se fossi dall’altra parte ossia nel pubblico. A volte faccio emergere il mio lato comico, altre volte resto più “abbottonato”. In linea generale però la battuta mi scappa lo stesso perché io sono così. E la trovo un buon modo, nei giusti toni, per stemperare certe tensioni anche nelle situazioni più formali.

Le regole per un buon speaker?
Essere il più possibile spontanei, perché se si è costruiti il rischio alto è che il castello non regga. Essere il più preparato possibile rispetto a ciò che vai a fare ed essere un buon contorno: bisogna essere funzionali alla fruizione dell’evento, senza esserne il protagonista.

Rispetto ai nostri standard siamo stati fin troppo formali. Ebbene, quale è per te la vera “croccantezza”? Quel termine a te così caro e così ricorrente anche sui tuoi social?
E’ come chiede ad un napoletano cosa è la “cazzimma”. E’ un modo di essere, che rende tutto migliore. Meglio mangiare le patatine fritte mosce o quelle croccanti?

E l’aspetto più croccante da quando sei in Olimpia?
Avere a che fare con una platea numerosa. Un esempio, il più recente in ordine di tempo all’ultima gara in casa, la vittoria in gara 1 su Brescia: aver proposto la proclamazione del miglior giocatore (Hoogendoorn ndr) ad un pubblico che risponde con un calorosissimo coro.

A proposito di giocatori: il più “croccante”?
Io voglio bene a tutti, normale che con qualcuno ci sia più empatia. Con Max Cioffi è stato un colpo di fulmine, sportivamente parlando quest’anno Cargioli è stato colui che mi ha impressionato maggiormente. E Pierotti mi fa impazzire: basta guardarlo e gli si vuole subito bene, non ride mai. Però quando riesco un sorriso glielo strappo sempre ed è una mia piccola vittoria.

Nella vita di tutti i giorni di cosa ti occupi?
Faccio l’account per una azienda di cioccolato. Che non è esattamente passare il mio tempo mangiare praline e tavolette, ma è un bel lavoro, piuttosto vario e interessante, anche se non mancano i periodi di forte stress. Mi piace anche perché mi permette di avere contatto con molte persone e mi consente, per certi aspetti, di allenare e far fruttare un certo tipo di creatività. Con la differenza che qui serve per “fare business”, col microfono invece per essere croccante.

Un sogno “artistico”?
Scrivere il testo di una canzone

Ah però. E musicalmente parlando?
Fare qualche nome è una tortura, ma ci provo: Elio e le storie tese, Guccini, Jovanotti, i Metallica, il rap anni ’90. Attualmente mi piacciono molto Brunori, gli Zen Circus e Ghemon mentre, nei giorni scorsi, sono stato al concerto de “I Ministri”.

L’amore, nella sua forma più pura e preziosa, è quello per la famiglia…
Mia moglie Denise è la persona della mia vita, è colei che mi sprona e mi stimola ad essere la migliore versione di me. Quella che è possibile solo grazie a lei, che mi sopporta e supporta e che mi lascia piena libertà anche nella gestione di orari ed impegni. Per il resto sono stato un figlio fortunato e ricoperto d’amore, è normale ridarlo a mia volta a Morgana e Sebastiano, 7 e 4 anni.

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