“…perché ti tiene su soltanto un Filo…”

di Maic Perani

Non credo che il buon Luciano Ligabue avesse in testa l’esordio in Serie A di Filippo Maffeis, quando ha scritto la sua “Piccola stella senza cielo”.

Anche perché, conti e date alla mano, il rocker di Correggio ha pubblicato il suo primo album, da cui è appunto tratta questa ballata, nel 1990 e il nostro Filo, forse, non era nemmeno “nei piani” della famiglia Maffeis. Sta di fatto che questa frase, probabilmente, racchiude in sé molti significati, molteplici chiavi di lettura di quello che è stato, per il nostro, un momento sicuramente da ricordare: l’esordio in serie A. Lui che è una delle punte di diamante, ma anche punta di un iceberg, di quel settore giovanile che deve giocoforza essere la base per il futuro dell’Olimpia. Allora cerchiamo di conoscerlo meglio, questo “giovanotto di belle speranze”

Partenza “obbligata”: il debutto contro il Club Italia…
E’ stato molto molto emozionante. Ma chi non lo sarebbe per l’esordio? Poi in serie A, in prima squadra, nella propria città e di fronte al proprio pubblico, in cui c’erano parenti e amici. Una giornata da ricordare.

Un po’ te lo aspettavi? Graziosi ti aveva messo in guardia?
Sarò sincero, in cuor mio sì, ci speravo. Se c’era un avversario contro cui avrei potuto esordire quello era proprio il Club Italia, e quindi già un po’ di sana “agitazione” ce l’avevo. Però quando il coach mi ha chiamato per entrare un brivido l’ho sentito.

E soprattutto, poi, hai avuto da Igor la palla per chiudere la partita…
Eravamo in situazione di ricezione in P1, e Igor mi si è avvicinato e mi ha detto che me l’avrebbe data. Posso vantare un bel 100% in attacco, no?

Scherzando, potremmo dire che se ti ritirassi adesso avresti sicuramente la possibilità di farlo con un percentuale perfetta…
Si infatti me l’hanno detto in tanti. A parte tutto, la soddisfazione e la felicità sono ai massimi livelli, anche perché come detto in tribuna c’erano i miei genitori e tanti amici

C’erano anche i tuoi compagni della serie C…
E’ vero. Anche questa avventura sta procedendo nel migliore dei modi, siamo una squadra molto giovane ma affiatata e ci stiamo togliendo davvero un sacco di soddisfazioni. Tranquilli e consapevoli del nostro potenziale, abbiamo un allenatore molto bravo – Tommaso Invernici – che riesce a tirar fuori il meglio di noi quindi tutto procede nel verso giusto, anche se ovviamente il nostro obiettivo principale, da neopromossa, è la salvezza. Tutto ciò che verrà poi sarà guadagnato.

Un passo indietro: com’è cominciata questa annata?
Giocavo già nella serie D dell’Olimpia e l’anno scorso abbiamo conquistato la promozione in serie C al primo tentativo. Chiusa la stagione mi stavo concentrando per la maturità. Il giorno dopo l’esame orale mi telefona il mister dicendomi che mi vuole vedere in allenamento cosi vengo aggregato alla prima squadra che, nel frattempo, stava proseguendo i lavori. Dopo l’allenamento Graziosi mi chiama in disparte e mi dice che c’è questo progetto su di me, per giocare in C ma soprattutto per essere aggregato alla serie A.

Un’estate che ti ha cambiato la vita, in un certo senso…
In qualche modo sì. Avere la possibilità di confrontarmi con certi campioni, con questo livello è stato davvero un “regalo”, un’opportunità che mi voglio giocare e un’esperienza che mi voglio godere fino in fondo.

Com’è il rapporto coi compagni?
Molto buono. Tutti si prodigano a darmi consigli su tutti gli aspetti e ad aiutarmi per farmi inserire e crescere nel migliore dei modi, quindi da questo punto di vista devo dire che è davvero tutto perfetto. Non va tuttavia dimenticato che sono “il più piccolo” e inesperto nel gruppo, e quindi magari in qualche occasione ci può scappare lo scherzetto o la goliardata. Ma fa tutto parte del gioco, ovviamente lo accetto, anche perché è sempre tutto fatto “a fin di bene”, entro certi limiti.

Parliamo anche un po’ della tua vita fori dal campo. Sei fidanzato?
Si, da quasi un anno.

Magari con una pallavolista…
Proprio così. Non a caso quando non sono impegnato con le mie squadre sono a vedere lei. Come già sottolineato da altri, anche per me è molto importante questo aspetto di condivisione di una passione comune perché aiuta anche nella vita di coppia di tutti i giorni. Sembra banale, ma l’ho notato in particolare prima dell’inizio del campionato con la serie A: ero molto teso, quasi agitato, e Arianna è riuscita a calmarmi, trovando le parole giuste proprio a proposito di campo e di gestione della tensione prepartita.

E nel tempo libero cosa fate?
Al momento non ne abbiamo un granché. Oltre ai vari impegni in questo periodo sto anche studiando per la patente e, se tutto va bene, siamo ormai prossimi. Per il resto facciamo più o meno tutto quello che fanno i ragazzi della nostra età: passiamo del tempo insieme, usciamo con gli amici, qualche volta si va al cinema e altre volte a ballare

Da quasi anziano devo chiederti dove si va a ballare, adesso…
Tanti, noi principalmente siamo orientati alle discoteche dove si balla il latinoamericano perché lei è di origini cubane ed è molto appassionata di balli caraibici e simili. Ed è davvero brava.

E tu come te la cavi?
Mi sono ripromesso che prima o poi migliorerò abbastanza da poterla portare a ballare senza pestarle i piedi tutto il tempo. Può andare?

Si, direi di sì. Ma come vi siete conosciuti?
In realtà ci conosciamo da parecchio tempo, ma stiamo insieme solo da un anno. Però sono “uno di casa” visto anche che suo fratello Cristian è un mio compagno di squadra in serie C.

E chi ha fatto il primo passo?
(Ride) Lei, in occasione del mio diciottesimo compleanno. I miei amici hanno organizzato una festa a sorpresa, invitando anche lei visto che sapevano del mio interesse nei suoi confronti. Poi mi ha scritto e io mi sono “buttato” quando ho capito che l’attrazione era reciproca quindi diciamo che ognuno ha fatto la sua parte.

Che rapporto hai con la musica?
Molto buono, diciamo che ho ereditato la passione per la musica da mio padre Cristian che era tenore “per passione” e cantava in un coro. Non mi sono appassionato alla musica classica, come lui, però ascolto davvero di tutto.

Rispetto ad altri tuoi compagni non ti è ancora capitato di fare una stagione fuori casa. Come te la caveresti in un’esperienza “da single”?
In cucina direi benone, visto che mio padre è cuoco non dovrei avere problemi, così come sul resto delle faccende domestiche credo di cavarmela abbastanza, anche se non sono quello che si dice un perfetto “casalingo”. Per me il concetto di “tenere la stanza in ordine” si limita a rifare il letto, e a volte neanche troppo bene…

Hai pur sempre 19 anni, e la tua stanza non sarà troppo diversa da quella di qualsiasi altro coetaneo…E come tanti altri diciannovenni sarai molto spesso sui social…
No in realtà non più di tanto, anzi. Non uso molto Facebook e sono su Instagram soprattutto per seguire gli altri sportivi famosi e affermati, più che altro magari per trarne ispirazione.

Domanda secca e “senza rete”: se si paventasse l’opportunità di una stagione lontano da casa ma con la possibilità di trovare più spazio cosa ne diresti?
E’ durissima! A Bergamo sono nato e cresciuto, è bello restare qui perché questa è casa mia. Spostarsi per avere più spazio, per giocare di più magari in una categoria come la serie B lo potrei accettare, ma sicuramente – sono sincero – mi dispiacerebbe molto.

Si Filo, capisco che sarebbe dura. E lo sarebbe credo anche per papà Cristian: come farebbero a tremargli le gambe dall’emozione di veder esordire un figlio in serie A nella squadra di casa?